Sito in restyling

Alcune immagini non sono al momento visualizzabili ma...stiamo lavorando per voi!

Tra le stelle

“Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!”
E rise ancora.
“E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempreil mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per piacere… e i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai” Sì, le stelle mi fanno ridere! “E ti crederanno pazzo. T’avrò fatto un brutto scherzo…”
e rise ancora.
“Sarà come se t’avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere…”


 Antoine de Saint Exupery



Un'amica in passato mi disse che il Natale non ha più sapore, non ha più atmosfera quando perdi qualcuno a te caro. Non ci credevo, ho sempre pensato che valesse la pena viverlo pienamente per chi resta, per chi c'è.
In realtà, manca sempre un pezzo, un ''pezzo'' che non consideravo così importante almeno fino a quando c'è stato, anche se non la vedevo spesso, sapevo che c'era.
E' sempre così, l'essere umano è masochista deve sbatterci con il muso per capire davvero l'importanza delle persone. Finchè non si perde una persona, la si apprezza, la si ama, ma la vera misura è data dall'assenza, dalla scomparsa.
Il mio pensiero vola verso te Nonna, che l'anno scorso guardavi di traverso le lucine dell'albero pensando che eravamo degli spendaccioni  a lasciarle brillare per tutta la notte...
Quest'anno sei a brillare tra stelle...







Buon Natale cari amici, e perdonatemi se i miei auguri sembrano avvolti in un velo di tristezza.
Ma vi auguro di cuore che possiate essere sereni e passare un sereno Natale, vivere  eterni attimi felici e per quanto possibile regalarne agli altri.




.... e nella nostre case, al calduccio, con lo stomaco che si ribella al troppo sulle nostre tavole, non posso fare a meno di pensare anche a chi nemmeno le immagina queste cose....

Bambole che hanno tutto...

La mia bambina ha una bambola,
la sua bambola ha tutto:
il letto, la carrozzina, i mobili della cucina
e chicchere e posate e scodelle,
e un armadio con i vestiti sulle stampelle in folla,
e un automobile a molla
con la quale passeggia per il corridoio quando le scarpe le fanno male.
La mia bambina ha una bambola
e la sua bambola ha tutto,
persino altre bamboline più piccine
anche loro con le loro scodelline, chiccherine, posatine...
E questa è una storiella divertente
ma solo un poco,
perché ci sono bambole che hanno tutto
e bambini che non hanno niente.


G.Rodari










Sinceri auguri miei cari, dal profondo del cuore ... Buon Natale.






 

La vigilia di S.Lucia e la tradizione locale.





Dalle mie parti la vigilia di S.Lucia è una festività sentita quasi quanto la vigilia di Natale. Il nostro modo di festeggiarla è.... a tavola!
E' più importante la vigilia che la ricorrenza stessa,  la sera del 12 Dicembre si preparano 13 pietanze diverse
o almeno così vorrebbe la tradizione. Con il passare del tempo , le famiglie sempre meno numerose, l'età che avanza.... le portate si sono un po' ridotte, si cerca di raggiungere il numero 13 con dei jolly, ad esempio aggiungendo sulla tavola il tagliere dei formaggi o la frutta e contantandole come pietanze 'cucinate'.
Non c'è uno schema rigido per la preparazione delle pietanze, l'importante è che il tutto sia a base di pesce e verdure, la carne è bandita.
Ma quali sono le portate che non possono mai mancare?
Quasi tutte le pietanze sono piatti poveri della tradizione, partiamo con il primo piatto...
In genere se si prepara un primo... sono spaghetti, conditi con un sughetto di pomodoro nel quale sono stati aggiunti dei calamari che poi andranno a costituire un'altra delle portate. La particolarità di questo primo è data dall'aggiunta della mollica di pane tostata insieme a delle noci a pezzetti , che viene usata al posto del formaggio.

Altro piatto che non può mancare è la zucchina infarinata  e fritta. Durante l'estate, si tagliano per il verso lungo le zucchine, in modo sottile e questi fili di zucchina si mettono a  seccare al sole.
Si conservano, e poi si fanno rinvenire in acqua bollente , successivamente, ben strizzate, si infarinano e si friggono. Sembra niente...ma è una squisitezza!

C'è una variante, una volta strizzate le zucchine si saltano in padella con olio e peperoncino in polvere. Anche queste non sono male , ma preferisco l'altra versione.

Come accennavo prima, altra portata sono i calamari in umido, con il cui sughetto si condisce la pasta.
Poi calamaretti fritti.  Baccalà fritto e in umido.  Broccoli in tutte le salse!
Broccoletti in insalata, broccoli in umido e broccoletti infarinati e fritti. Poi ci sono le cime di rapa...

Andiamo alle cipolline ''cipullizze'' o comunemente note come lampacioni.
Una volta pulite e lesse possono essere servite in insalata, oppure anche come per la zucchina, con olio e peperoncino. Di recente ho scoperto che qualcuno le usa per fare una frittata alla quale si aggiungono anche delle papate.

Beh... adesso basta parlare di cibo, andiamo ad un'altra tradizione legata sempre alla ricorrenza di S.Lucia.
Dalle nostre parti con tale ricorrenza cominciano i ''journi cuntati'' ( giorni contati). Dal 13 Dicembre al giorno di Natale ci sono esattamente 12 giorni, 12....come i mesi dell'anno....
Ad ogni giorno si associa un mese dell'anno che verrà, e a seconda del clima che ci sarà in quel giorno si farà una previsione per il mese corrispondente.

Esempio:


13       14         15        16       17       18        19        20        21         22         23        24        25   Giorni

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            1           2         3         4          5          6         7           8           9          10        11       12     Mesi
        Gen       Feb     Mar     Apr     Mag      Giu      Lug       Ago       Set       Ott       Nov     Dic



Quindi...il 14 Dicembre corrisponde  a Gennaio dell'anno venturo, il 15  a Febbraio.....il giorno di Natale a Dicembre dell'anno prossimo.
Se giorno 14 Dicembre nevicherà...Gennaio sarà un mese nevoso...se il 16 (Marzo) pioverà...Marzo 2012 sarà piovoso e via dicendo...

7 links project

Ringrazio l'amica liber@discrivere  per avermi invitato a partecipare a questa iniziativa che impazza per la rete negli ultimi tempi . Ed ecco a  voi le mie risposte. Alla fine del post dovrei passare il testimone a 7 di voi... ma ormai sapete che sono diventata un po' pigra!!! Quindi chi vuole è ufficialmente invitato a partecipare :)

1) Il mio post più popolare:    Imparerai   
Beh... è un mio post ma non l'ho scritto io ma il grande Will,  però l'ho scelto...credo di avere qualche merito! : )

2) Il post il cui successo mi ha stupito: Svegliarsi alle 3:33 In realtà forse questo post doveva andare al punto uno! Ma non so in base a cosa si valuta il successo  o la popolarità di un post...in base alle letture? Ai commenti? Il post che ho indicato è quello che mi porta le maggiori visite dai motori di ricerca, il che mi fa pensare che sia capitato davvero a molte persone e che si chiedano ,così come ho fatto io, se c'è un perchè ...
Comunque mi sono stupita del successo di ogni post, ad esempio tutti quelli con la tag ''Nel regno di Fantàsia'' e qui anche,  ossia  farina della mia mente raccontistica, mi aspettavo nessun apprezzamento e invece ... :)

3) Il mio post più controverso:   Mah...controverso non so se è il termine esatto ma quando l'ho scrissi ero parecchio arrabbiata con una persona, ma forse nemmeno arrabbiata solo delusa, si parlava  e mi sembrava di parlare al muro, poi ha addirittura alzato i toni e allora fine delle trasmissioni comunque è questo .



4) Il mio post più utile: Utili i miei post? ahahaha ...forse sono più utili quelli del blog di cucina ma dato che devo rispondere me gioco 2 uno sulle disavventure a Capri e l'altro sui pericoli di fb!
http://artemisia1984.blogspot.com/2011/03/facebook-assumere-con-moderazione-e.html

http://artemisia1984.blogspot.com/2011/05/bella-bellissimae-cara-mai-piu.html


5) Il post che non ha avuto l'attenzione che meritava:  Forse questo e va ...magari anche questo!

 
7) Il post di cui vado più fiera:
http://artemisia1984.blogspot.com/2010/12/te-che-seisemplicemente-seisostanza-dei.html




A dire il vero sarei felice se  fossero i miei lettori a dare una risposta ai questi punti ... o dai...vi semplifico la vita, una sola domanda...
Qual è il post che  vi è piaciuto di più?

Parco fluviale e offerte a go go!

Oggi ci siamo concesse una passeggiata nel parco con le coinquiline e amiche, il tempo non era e non è dei migliori ma il freddo è alla temperatura giusta, quella che  consente di poter gustare una passeggiata sebbene ben coperti con sciarpe e  cappotti. I colori sono ancora quelli dell'autunno, e in fondo ancora siamo in ... autunno, ma gli altri anni c'era già la neve..e il confronto viene spontaneo.
Oggi una passeggiata veloce, al contrario di quella di ieri che è stata sicuramente più rilassante, ieri avrei voluto scattare qualche foto ma come al solito quando trovo qualche soggetto che mi colpisce non ho mai la digitale con me! Oggi mi sono premunita, ma le ragazze stavano di fretta quindi solo qualche scatto veloce e male illuminato.











Le ragazze stavano di fretta perchè è stato aperto un nuovo supermercato, giusto stamattina, e dato che la spesa comunque la dovevamo fare siamo andate li.
Ma quanta gente, ed era un orario in cui di solito non c'è mai nessuno. Devo dire che conviene rispetto agli altri della zona, e se non altro è proprio vicinissimo.

Un tal signore che il problema del fine mese non lo vive in merito a questo problema disse  che non si arriva a fine mese ...ma i ristoranti sono pieni. Ma pieni...da chi? Da chi ci va con le auto blu?
Mi è ritornata in mente questa frase,  ho pensato che vedendo un supermercato strapieno di gente avrebbe detto la stessa cosa...
Io non credo sia consumismo, spese pazze, credo invece che nuovo supermercato significhi buone offerte e chi ci lotta ogni giorno con la spesa lo sa,  per questo si fionda.

AbraCalabria





Gioiuzza l’uocchj tua m’hanu ammagatu,              Piccola mia gioia i tuoi occhi mi hanno stregato              
mavari nu’ mi fanu de ‘ssu luoco.
                           non riesco ad allontanarmi da te

 
Pigliu ppe’ jiri div’era ‘mbesàtu,                              Cerco di andare dove dovrei


pienzu alli tua bellìzzi e cangiu lùocu                     ma la tua bellezza non mi consente di farlo.



Ccu’ ‘na forti catina m’ha m’ha ligàtu                    Con una forte catena mi hai legato


E m’ha privàtu d’ugne spassu e jùocu
                    e mi hai privato di ogni altro divertimento , gioco


Cà, doppu muortu e doppu sutterràtu
                     Anche dopo morto e sepolto


Pur’ ‘i spiriti mia trovanu luoco.                              il mio spirito resterà con te.

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Janca cchiù de la carta delicata                              Bianca più della carta delicata


Russa cchiù de lu midu de lu viernu;                      rossa più delle mele dell'inverno


Mammata chi ti fici fa ‘na fata                                 Tua mamma che ti fece fu una fata


E ti mantenni ccu’ bonu cuviernu!  
                        e ti crebbe nella prosperità.



Ti fici ‘ssa vuccuzza aggrazziata                              Ti fece questa tua bocca aggraziata


Chi jetta medi e manna estati e viernu…                che produce miele e manna estate e inverno


Si ‘ssa vuccuzza tua fussi vasata                             Se potessi baciare la tua bocca


‘n’anima cacceria dintra lu ‘mbiernu.                     un 'anima toglieresti dall'inferno.

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Catina d’oru chi m’ha ncatinatu                             Catena d'oro che mi ha incatenato


Veniri tu m’ha fattu na pazzia                                 mi hai fatto impazzire.


A prima vota chi mi riguardasti                              La prima volta che mi guardasti


Fu fuocu e vampa ppe la vita mia                           fu fuoco e fiamme per la vita mia

Cu nu fidu e capilli mi digasti                                  Con un filo fatto di capelli mi hai legato


Movari un mi puozzu cchiù de tia                            non riesco più ad allontanarmi da te


Lu suonnu della notti m’arrobasti                           Il sonno della notte mi hai rubato



Ti l’ha porteati a dormasi ccu tia  
                           l'hai preso e l'hai portato a dormire con te.

L'usignolo e la rosa

Ha detto che ballerà con me se le porterò delle rose rosse – si lamentava il giovane studente – ma in tutto il mio giardino non c’è una sola rosa rossa.
Dal suo nido nella quercia lo ascoltò l’Usignolo, e guardò attraverso le foglie, e si meravigliò:
- Non ho una rosa rossa in tutto il mio giardino! – si lamentava lo Studente, e i suoi begli occhi erano pieni di lacrime.
- Ah, da qual sciocchezze dipende la felicità! Ho letto gli scritti di tutti i sapienti, conosco tutti i segreti della filosofia, ciononostante la mancanza di una rosa rossa sconvolge la mia vita!
- Ecco finalmente un vero innamorato – disse l’Usignolo. – Notte dopo notte ho cantato di lui, nonostante non lo conoscessi: notte dopo notte ho favoleggiato la sua storia alle stelle, e ora lo vedo. I suoi capelli sono scuri come i boccoli del giacinto, e le sue labbra sono rosse come la rosa del suo desiderio; la sofferenza ha reso il suo volto simile a pallido avorio e il dolore gli ha impresso il suo sigillo sulla fronte.
- Il Principe da un ballo domani sera – sibilava il giovane Studente – e la mia amata vi andrà. Se le porterò una rosa rossa ballerà con me fino all’alba. Se le porterò una rosa rossa la terrò fra le mie braccia ed ella piegherà il capo sulla mia spalla, e la mia mano stringerà la sua. Ma non c’è una rosa rossa in tutto il mio giardino, e così io siederò solo, ed ella passerà dinnanzi a me senza fermarsi. Non avrà nessuna cura di me. E il mio cuore si farà a pezzi.
- Ecco certamente un vero innamorato – disse l‘Usignolo. – Ciò che io canto, egli lo patisce, ciò che per me è gioia, per lui è pena. Davvero l’Amore è una cosa straordinaria. È più prezioso degli smeraldi e degli splendidi opali. Perle e granati non possono comperarlo, e non è in vendita sulla piazza del mercato. Non possono comprarlo i mercanti, né pesarlo le bilance dell’oro.
- I musicanti siederanno nella galleria – proferiva il giovane Studente – e suoneranno i loro strumenti, e la mia amata ballerà al suono dell’arpa e del violino. Ballerà così leggera che i suoi piedi non toccheranno intorno. Ma con me non danzerà, perché io non ho una rosa rossa da offrirle e si gettò sull’erba, si chiuse il volto tra le mani, e versò lacrime.
- Perché piange? – chiese la Farfalla, che piroettava qua e là inseguendo un raggio di sole.
- Già, perché? – sussurrò una Pratolina al suo vicino, con voce sommessa e tenera.
- Piange per una rosa rossa – disse l’Usignolo.
- Per una rosa rossa! – esclamarono quelli. – Che ridicolaggine! – e il Ramarro, che era un po’ sprezzante, rise di gusto.
Ma l’Usignolo comprendeva il segreto dolore dello Studente, e restava taciturno sulla quercia, a pensare sul mistero dell’Amore. D’improvviso distese le sue brune ali e volò, si librò nell’aria. Passò attraverso il boschetto come un’ombra, e come un’ombra svolazzò sul giardino. Al centro dell’aiuola erbosa s’ergeva un bellissimo Rosaio, e non appena l’Usignolo lo vide volò sopra di lui e si posò su un ramo.
- Dammi una rosa rossa – supplicò – e ti canterò la mia canzone più dolce.
Ma il Rosaio scosse il capo.
- Le mie rose sono bianche – ribatté – bianche come vuole la schiuma del mare, e più bianche della neve sulla montagna. Ma va da mio fratello che cresce accanto all’antica meridiana, e forse ti darà quel che desideri.
Allora l’Usignolo volò sul Rosario che germogliava accanto all’antica meridiana.
- Dammi una rosa rossa – supplicò – e ti canterò la mia canzone più dolce.
Ma il Rosario scosse il capo.
- Le mie rose sono gialle – affermò - gialle come i capelli della sirena che siede sopra un trono d’ambra, e più gialle del narciso che sboccia nel prato prima che il mietitore giunga con la sua falce. Ma va da mio fratello che germoglia sotto la finestra delle Studente, e forse ti darà quel che desideri.
Allora l’Usignolo volò sul Rosaio che cresceva sotto la finestra dello Studente.
- Dammi una rosa rossa – supplicò – e ti canterò la mia canzone più dolce.
Ma il Rosario scosse il capo.
- Le mie rose sono rosse – rispose – rosse come i piedi della colomba, e più rosse dei grandi ventagli di corallo che oscillano nelle grotte degli oceani. Ma l’inverno ha ghiacciato le mie vene e il gelo ha dilaniato i miei boccioli, e l’uragano ha spezzato i miei rami, e non avrò più rose quest’anno.
- Una sola rosa rossa è tutto ciò che ti chiedo! – urlò l’Usignolo. – Non c’è proprio nessun sistema per averla?
- Un modo c’è – rispose il Rosario – ma è terribile che non ho il coraggio dirtelo.
- Dimmelo – implorò l’Usignolo – io non ho paura.
- Se vuoi una rosa rossa – disse il Rosaio – sei costretto formarla con la musica al lume della luna, e colorarla col sangue del tuo cuore. Devi cantare per me col petto contro una spina. Tutta la notte devi cantare per me, e la spina deve trafiggere il tuo cuore, e il tuo sangue vivo deve scendere nelle mie vene e diventare mio.
- La morte è un prezzo alto da pagare per una rosa rossa – si dolse l’Usignolo – e la vita è così cara a tutti. È dolce tardare nel bosco verde, e ammirare il Sole nel cocchio d’oro, e la luna nel suo cocchio d’argento. Dolce è il profumo della vitalba, e dolci le campanule azzurre che si celano nella valle, e l’erica che fiorisce sul colle. Ma l’Amore è più prezioso della Vita, e cos’è mai il cuore di un uccellino equiparato al cuore di un uomo?
Così piegò le ali brune nel volo, e si librò nell’aria. Passò attraverso il giardino come un’ombra, e come un’ombra volò sopra il boschetto. Lo Studente era ancora steso nell’erba, là dove lo aveva lasciato, e il pianto non s’era ancora rasciugato dai suoi occhi.
- Sii felice – gli urlò l’Usignolo. – Sii felice! Avrai la tua rosa rossa! Io la formerò con la musica al lume della luna, e la colorerò col sangue del mio cuore. Tutto ciò che ti chiedo in cambio è d’essere un vero innamorato, perché l’Amore è il più giudizioso della Filosofia, per quando saggia essa sia, e il più autorevole del Potere, per quando potente esso sia. Sono color di fiamma le sue ali, color di fiamma è il suo corpo. Le sue labbra sono dolci come il miele, e simile all’incenso è il suo alito.
Lo Studente alzò lo sguardo dall’erba e si pose ad ascoltare, ma non gli era possibile capire ciò che l’Usignolo gli diceva, dopo che capiva solo parole che sono scritte sui libri. Ma la quercia capi, e si addolorò, poiché voleva bene al piccolo Usignolo che si era costruito il nido fra i suoi rami.
- Cantami un’ultima canzone – gli bisbigliò. – Mi sentirò molto sola quando te ne sarai andata.
Così l’Usignolo cantò per la Quercia, e la voce era come l’acqua che si sparge gorgogliante da un’anfora d’argento. Finita che fu la canzone, lo Studente s’alzò, e trasse di tasca un taccuino e una matita.
- Questa creatura ha stile. Disse a se stesso – è un fatto che non si può contestare, ma avrà inoltre sentimenti? Ho timore di no. In verità, è come la maggior parte degli artisti, tutta forma, nessuna lealtà. Non si offrirebbe in sacrificio per gli altri. Pensa solamente alla musica, e tutti sanno che l’arte è egoista. Bisogna in ogni modo ammettere che ha note incantevoli nella sua voce. Peccato che non significano nulla, e non abbiamo alcun’utilità pratica. E andò in camera, e si stese sul suo piccolo letto, e cominciò nuovamente a pensare alla sua amata, e dopo un po’ di tempo, s’addormentò. E quando la Luna spiccò nei cieli l’Usignolo volò dal Rosaio, e pose il suo petto contro la spina. Tutta la notte cantò col petto contro la spina, e la fredda Luna di cristallo si chinò ad udirlo. Tutta la notte cantò, e la spina si spingeva sempre più profonda nel suo petto, e il suo sangue vitale fluiva da lui. Prima cantò dell’amore che germoglia nel cuore di un fanciullo e di una fanciulla. E sul ramo più alto del Rosaio fiorì una rosa magnifica, petalo dopo petalo come nota dopo nota. Pallida era in un primo momento, come la nebbia sospesa sul fiume, pallida come le orme del mattino, e argentea come le ali dell’alba. Come l’ombra di una rosa in uno specchio rosa che fioriva sul ramo più alto del Rosaio. Ma il Rosaio urlava all’Usignolo di premere più forte sulla spina.
- Premi più forte, piccolo Usignolo – urlava il Rosario – o il Giorno spunterà prima che la rosa sia completata.
Così l’Usignolo premette più forte sulla spina, e più forte si fece il suo canto, esseri che cantava il venire al mondo della passione nell’anima di un uomo e di una donna. Una tenue striatura rosea si sparse nei petali del fiore, simile al rossore che si spande sul volto dello sposo quando bacia le labbra della sposa. Ma la spina non era giunta al cuore dell’uccellino, e il cuore della rosa restava bianco, perché solo il sangue del cuore di un Usignolo può invermigliare il cuore di una rosa. E il Rosario urlava all’Usignolo di premere più forte sulla spina.
- Premi più forte, piccolo Usignolo, o il giorno spunterà prima che la rosa sia completata.
Così l’Usignolo premette più forte sulla spina, e la spina gli toccò il cuore, e un violento spasimo di dolore lo trafisse. Più e più penoso era il dolore, e più e più selvaggio si faceva il canto, poiché ora cantava dell’Amore che è reso perfetto dalla Morte, e dell’Amore che non muore nella tomba. E la stupenda rosa diventò vermiglia, come la rosa del cielo d’Oriente. Vermiglia la fascia dei petali intorno alla corolla, e vermiglio come il rubino era il suo cuore. Ma la voce dell’Usignolo si fece più debole, e le sue piccole ali iniziarono a sbattere, e un velo discese suoi occhi. Più e più debole si fece il suo canto, e qualche cosa lo soffocava in gola come un pianto convulso. Allora proruppe in un ultimo slancio di musica. La bianca Luna lo ascoltò, e dimenticò l’alba, ed esitò nel cielo. La rosa rossa lo udì, e fremé tutta d’estasi, e aprì i suoi petali alla fredda aria del mattino. L’eco e il ripetè nel suo antro color porpora sui colli, e risvegliò dai loro sogni i pastori dormienti. Ondeggiò fra i giunchi del fiume, ed essi portarono il suo messaggio al mare.
- Guarda! Guarda! – gridò il Rosario – la rosa è perfetta, ora!
Ma l’Usignolo non rispose, perché stava steso morto nell’erba alta, con la spina nel cuore. A mezzogiorno lo Studente aprì la finestra e guardo fuori.
- Che sbalorditivo colpo di fortuna! – disse con enfasi. – Una rosa rossa! Non ho mai visto una rosa come questa in tutta la mia vita. È così bella che senza dubbio avrà un lungo nome latino – si sporse, e la colse.
Poi si mise il cappello, e corse a casa del Professore con la rosa in mano. La figlia del Professore sedeva in veranda, aggomitolando della seta azzurra su un arcolaio, e il suo cagnolino le stava disteso ai piedi.
- Avevate promesso di ballare con me se vi avessi portato una rosa rossa – urlò lo Studente – ecco la rosa più rossa di tutto il mondo. La porterete stasera sul cuore e mentre danzeremo insieme vi dichiarerà quando vi amo.
Ma la ragazza corrugò la fronte.
- Temo che non sia adattata al mio vestito – rispose – e poi, il nipote del Ciambellano mi ha mandato in dono dei gioielli veri, e tutti sanno che i gioielli valgono più dei fiori.
- In fede mia, siete davvero un’ingrata! – disse lo Studente in un impeto d’ira; e gettò la rosa giù nella strada, ed essa cadde in un rivoletto, e la ruota di un carro vi passò sopra.
- Ingrata io? – ripetè la ragazza. – Ebbene, voi sapete che cosa siete? Un grande screanzato, in fondo, né più né meno che un semplice Studente. E non credo neppure che abbiate delle fibbie d’argento sulle scarpe come il nipote del Ciambellano.
E s’alzò dalla sedia ed entrò in casa.
- Che balordaggine è l’Amore! – disse lo Studente andandosene. – Non è utile neppure la metà della Logica, perché non esprime nulla, promette sempre cose che non si concretizzano e fa credere in cose che non sono vere. In effetti, non è per niente pratico, e siccome nel tempo in cui viviamo la praticità è tutto, tornerò alla Filosofia e studierò la Metafisica.
Così si chiuse dentro nella sua stanza, prese lo dallo scaffale un vecchio libro polveroso, e si mise a leggere.


Oscar Wilde

Un po' di musica