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Citazione in cerca d'autore! ''... Imparerai ...''

Cari amici, 
in uno dei miei primissimi post pubblicai una citazione. Dovunque si cerchi in rete viene attribuita a
William Shakespeare ed anche io ho indicato il grande Will come autore nonostante nutrissi qualche dubbio.
A distanza di tanto tempo ogni tanto faccio ulteriori ricerche, anche perchè se fossero sue parole sarei interessata a sapere se c'è altro, nel senso se è un estratto di un'opera ...vorrei leggere il resto.
Comunque questa sera ho trovato una pagina in cui si parla di questa citazione e si dice che sia un clamoroso esempio di leggenda/errore del web.
Ecco leggete qui
  
Chiunque sia l'autore/l'autrice a lui/lei vanno i miei complimenti per queste bellissime e profonde parole...


"....Dopo un po' di tempo imparerai la differenza fra dare una mano ed incatenare un cuore...
Ed imparerai che amare non significa appoggiarsi, e che stare insieme non significa sicurezza... 
Imparerai che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse .

Imparerai ad accettare i tuoi fallimenti a testa alta e con lo sguardo in avanti ...con la grazia di un adulto e non con la tristezza d'un bambino...
Ed imparerai a costruire oggi il tuo sentiero, perché il terreno di domani è incerto, ed il futuro ha la cattiva abitudine di cadere nel vuoto...

Dopo un po' di tempo imparerai che il sole brucia se ti esponi troppo....
Accetterai che le buone persone possono ferirti qualche volta e che avranno bisogno del tuo perdono...
Imparerai che parlare può alleggerire i dolori dell'anima... 

Scoprirai che ci vogliono anni per costruire la fiducia ed appena qualche secondo per distruggerla e che potresti fare cose di cui ti pentirai il resto della tua vita...
Imparerai che le vere amicizie continuano a crescere nonostante le distanze...
E che non importa  ciò che  hai nella vita... ma chi hai nella vita...e che i buoni amici sono la "famiglia" che ci è permesso di scegliere ...

Imparerai che non dobbiamo cambiare amici ma essere disposti ad accettare che gli amici possano cambiare....
Ti renderai conto che puoi passare buoni momenti con i tuoi amici facendo tutto... o niente ...solo per il piacere della loro compagnìa
Scoprirai che spesso passi meno tempo di quello che vorresti con le persone che ami, per quello devi lasciarle sempre con parole affettuose... perché non sai mai quando li rivedrai ...
Imparerai che le circostanze e l'ambiente ci influenzano, ma noi siamo gli unici responsabili di quel che facciamo... 

Ed imparerai che non devi per forza confrontarti con gli altri...ma col tuo meglio...
Scoprirai che si perde tanto tempo per arrivare ad essere ciò che vuoi essere, e che il tempo è breve ...
Imparerai che non è importante dove sei arrivato, bensì dove stai andando, qualsiasi luogo esso sia ...
Imparerai che se non avrai il controllo della tua vita, altri lo avranno e che essere flessibile non significa essere debole o non avere una personalità, perché non importa quanto delicata o fragile sia una situazione ... esistono sempre due strade ...

Imparerai che gli eroi, sono le persone che hanno fatto quel che era necessario fare, senza aver paura delle conseguenze ... 
Imparerai che la pazienza ha bisogno di molta pratica ...
Scoprirai che alcune volte, la persona che aspetti ti dia un calcio quando cadi ... sarà una delle poche che ti aiuta a rialzarti ...
Imparerai che maturare non c'entra nulla con l'età, ma ha a che fare con quello che hai imparato dalle tue esperienze ...

Imparerai che i tuoi genitori fanno parte di te, più di quello che pensi ...
Imparerai che non si deve mai dire a nessuno che i suoi sogni sono stupidi, e che sarebbe una tragedia se lo credesse, perché il suo futuro sarà senza speranza ...
Imparerai che quando sei in collera hai il diritto di esserlo, ma non hai il diritto di essere crudele ...
Imparerai che ci sono persone che ci amano, ma che non sanno dirlo ...

Imparerai che non sempre ti basta essere perdonato ... ma qualche volta dovrai imparare a perdonarti
Imparerai che con la stessa severità con la quale giudichi anche tu un giorno sarai giudicato...
Imparerai che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è rotto, il mondo non si ferma perché tu possa ripararlo...

Imparerai che il tempo non può tornare indietro e quindi devi seminare il tuo giardino ed abbellire la tua anima oggi senza aspettare che qualcuno colori il tuo tempo ... 
Allora capirai che puoi resistere a tutto ... che sei forte e che puoi arrivare molto più lontano di quello che pensavi quando credevi di non farcela ...

E che nella vita non devi farti guidare dalla paura di perdere quello che avrai conquistato ...ma devi solo avere il coraggio d'affrontarla ...''

L'usignolo e la rosa

Ha detto che ballerà con me se le porterò delle rose rosse – si lamentava il giovane studente – ma in tutto il mio giardino non c’è una sola rosa rossa.
Dal suo nido nella quercia lo ascoltò l’Usignolo, e guardò attraverso le foglie, e si meravigliò:
- Non ho una rosa rossa in tutto il mio giardino! – si lamentava lo Studente, e i suoi begli occhi erano pieni di lacrime.
- Ah, da qual sciocchezze dipende la felicità! Ho letto gli scritti di tutti i sapienti, conosco tutti i segreti della filosofia, ciononostante la mancanza di una rosa rossa sconvolge la mia vita!
- Ecco finalmente un vero innamorato – disse l’Usignolo. – Notte dopo notte ho cantato di lui, nonostante non lo conoscessi: notte dopo notte ho favoleggiato la sua storia alle stelle, e ora lo vedo. I suoi capelli sono scuri come i boccoli del giacinto, e le sue labbra sono rosse come la rosa del suo desiderio; la sofferenza ha reso il suo volto simile a pallido avorio e il dolore gli ha impresso il suo sigillo sulla fronte.
- Il Principe da un ballo domani sera – sibilava il giovane Studente – e la mia amata vi andrà. Se le porterò una rosa rossa ballerà con me fino all’alba. Se le porterò una rosa rossa la terrò fra le mie braccia ed ella piegherà il capo sulla mia spalla, e la mia mano stringerà la sua. Ma non c’è una rosa rossa in tutto il mio giardino, e così io siederò solo, ed ella passerà dinnanzi a me senza fermarsi. Non avrà nessuna cura di me. E il mio cuore si farà a pezzi.
- Ecco certamente un vero innamorato – disse l‘Usignolo. – Ciò che io canto, egli lo patisce, ciò che per me è gioia, per lui è pena. Davvero l’Amore è una cosa straordinaria. È più prezioso degli smeraldi e degli splendidi opali. Perle e granati non possono comperarlo, e non è in vendita sulla piazza del mercato. Non possono comprarlo i mercanti, né pesarlo le bilance dell’oro.
- I musicanti siederanno nella galleria – proferiva il giovane Studente – e suoneranno i loro strumenti, e la mia amata ballerà al suono dell’arpa e del violino. Ballerà così leggera che i suoi piedi non toccheranno intorno. Ma con me non danzerà, perché io non ho una rosa rossa da offrirle e si gettò sull’erba, si chiuse il volto tra le mani, e versò lacrime.
- Perché piange? – chiese la Farfalla, che piroettava qua e là inseguendo un raggio di sole.
- Già, perché? – sussurrò una Pratolina al suo vicino, con voce sommessa e tenera.
- Piange per una rosa rossa – disse l’Usignolo.
- Per una rosa rossa! – esclamarono quelli. – Che ridicolaggine! – e il Ramarro, che era un po’ sprezzante, rise di gusto.
Ma l’Usignolo comprendeva il segreto dolore dello Studente, e restava taciturno sulla quercia, a pensare sul mistero dell’Amore. D’improvviso distese le sue brune ali e volò, si librò nell’aria. Passò attraverso il boschetto come un’ombra, e come un’ombra svolazzò sul giardino. Al centro dell’aiuola erbosa s’ergeva un bellissimo Rosaio, e non appena l’Usignolo lo vide volò sopra di lui e si posò su un ramo.
- Dammi una rosa rossa – supplicò – e ti canterò la mia canzone più dolce.
Ma il Rosaio scosse il capo.
- Le mie rose sono bianche – ribatté – bianche come vuole la schiuma del mare, e più bianche della neve sulla montagna. Ma va da mio fratello che cresce accanto all’antica meridiana, e forse ti darà quel che desideri.
Allora l’Usignolo volò sul Rosario che germogliava accanto all’antica meridiana.
- Dammi una rosa rossa – supplicò – e ti canterò la mia canzone più dolce.
Ma il Rosario scosse il capo.
- Le mie rose sono gialle – affermò - gialle come i capelli della sirena che siede sopra un trono d’ambra, e più gialle del narciso che sboccia nel prato prima che il mietitore giunga con la sua falce. Ma va da mio fratello che germoglia sotto la finestra delle Studente, e forse ti darà quel che desideri.
Allora l’Usignolo volò sul Rosaio che cresceva sotto la finestra dello Studente.
- Dammi una rosa rossa – supplicò – e ti canterò la mia canzone più dolce.
Ma il Rosario scosse il capo.
- Le mie rose sono rosse – rispose – rosse come i piedi della colomba, e più rosse dei grandi ventagli di corallo che oscillano nelle grotte degli oceani. Ma l’inverno ha ghiacciato le mie vene e il gelo ha dilaniato i miei boccioli, e l’uragano ha spezzato i miei rami, e non avrò più rose quest’anno.
- Una sola rosa rossa è tutto ciò che ti chiedo! – urlò l’Usignolo. – Non c’è proprio nessun sistema per averla?
- Un modo c’è – rispose il Rosario – ma è terribile che non ho il coraggio dirtelo.
- Dimmelo – implorò l’Usignolo – io non ho paura.
- Se vuoi una rosa rossa – disse il Rosaio – sei costretto formarla con la musica al lume della luna, e colorarla col sangue del tuo cuore. Devi cantare per me col petto contro una spina. Tutta la notte devi cantare per me, e la spina deve trafiggere il tuo cuore, e il tuo sangue vivo deve scendere nelle mie vene e diventare mio.
- La morte è un prezzo alto da pagare per una rosa rossa – si dolse l’Usignolo – e la vita è così cara a tutti. È dolce tardare nel bosco verde, e ammirare il Sole nel cocchio d’oro, e la luna nel suo cocchio d’argento. Dolce è il profumo della vitalba, e dolci le campanule azzurre che si celano nella valle, e l’erica che fiorisce sul colle. Ma l’Amore è più prezioso della Vita, e cos’è mai il cuore di un uccellino equiparato al cuore di un uomo?
Così piegò le ali brune nel volo, e si librò nell’aria. Passò attraverso il giardino come un’ombra, e come un’ombra volò sopra il boschetto. Lo Studente era ancora steso nell’erba, là dove lo aveva lasciato, e il pianto non s’era ancora rasciugato dai suoi occhi.
- Sii felice – gli urlò l’Usignolo. – Sii felice! Avrai la tua rosa rossa! Io la formerò con la musica al lume della luna, e la colorerò col sangue del mio cuore. Tutto ciò che ti chiedo in cambio è d’essere un vero innamorato, perché l’Amore è il più giudizioso della Filosofia, per quando saggia essa sia, e il più autorevole del Potere, per quando potente esso sia. Sono color di fiamma le sue ali, color di fiamma è il suo corpo. Le sue labbra sono dolci come il miele, e simile all’incenso è il suo alito.
Lo Studente alzò lo sguardo dall’erba e si pose ad ascoltare, ma non gli era possibile capire ciò che l’Usignolo gli diceva, dopo che capiva solo parole che sono scritte sui libri. Ma la quercia capi, e si addolorò, poiché voleva bene al piccolo Usignolo che si era costruito il nido fra i suoi rami.
- Cantami un’ultima canzone – gli bisbigliò. – Mi sentirò molto sola quando te ne sarai andata.
Così l’Usignolo cantò per la Quercia, e la voce era come l’acqua che si sparge gorgogliante da un’anfora d’argento. Finita che fu la canzone, lo Studente s’alzò, e trasse di tasca un taccuino e una matita.
- Questa creatura ha stile. Disse a se stesso – è un fatto che non si può contestare, ma avrà inoltre sentimenti? Ho timore di no. In verità, è come la maggior parte degli artisti, tutta forma, nessuna lealtà. Non si offrirebbe in sacrificio per gli altri. Pensa solamente alla musica, e tutti sanno che l’arte è egoista. Bisogna in ogni modo ammettere che ha note incantevoli nella sua voce. Peccato che non significano nulla, e non abbiamo alcun’utilità pratica. E andò in camera, e si stese sul suo piccolo letto, e cominciò nuovamente a pensare alla sua amata, e dopo un po’ di tempo, s’addormentò. E quando la Luna spiccò nei cieli l’Usignolo volò dal Rosaio, e pose il suo petto contro la spina. Tutta la notte cantò col petto contro la spina, e la fredda Luna di cristallo si chinò ad udirlo. Tutta la notte cantò, e la spina si spingeva sempre più profonda nel suo petto, e il suo sangue vitale fluiva da lui. Prima cantò dell’amore che germoglia nel cuore di un fanciullo e di una fanciulla. E sul ramo più alto del Rosaio fiorì una rosa magnifica, petalo dopo petalo come nota dopo nota. Pallida era in un primo momento, come la nebbia sospesa sul fiume, pallida come le orme del mattino, e argentea come le ali dell’alba. Come l’ombra di una rosa in uno specchio rosa che fioriva sul ramo più alto del Rosaio. Ma il Rosaio urlava all’Usignolo di premere più forte sulla spina.
- Premi più forte, piccolo Usignolo – urlava il Rosario – o il Giorno spunterà prima che la rosa sia completata.
Così l’Usignolo premette più forte sulla spina, e più forte si fece il suo canto, esseri che cantava il venire al mondo della passione nell’anima di un uomo e di una donna. Una tenue striatura rosea si sparse nei petali del fiore, simile al rossore che si spande sul volto dello sposo quando bacia le labbra della sposa. Ma la spina non era giunta al cuore dell’uccellino, e il cuore della rosa restava bianco, perché solo il sangue del cuore di un Usignolo può invermigliare il cuore di una rosa. E il Rosario urlava all’Usignolo di premere più forte sulla spina.
- Premi più forte, piccolo Usignolo, o il giorno spunterà prima che la rosa sia completata.
Così l’Usignolo premette più forte sulla spina, e la spina gli toccò il cuore, e un violento spasimo di dolore lo trafisse. Più e più penoso era il dolore, e più e più selvaggio si faceva il canto, poiché ora cantava dell’Amore che è reso perfetto dalla Morte, e dell’Amore che non muore nella tomba. E la stupenda rosa diventò vermiglia, come la rosa del cielo d’Oriente. Vermiglia la fascia dei petali intorno alla corolla, e vermiglio come il rubino era il suo cuore. Ma la voce dell’Usignolo si fece più debole, e le sue piccole ali iniziarono a sbattere, e un velo discese suoi occhi. Più e più debole si fece il suo canto, e qualche cosa lo soffocava in gola come un pianto convulso. Allora proruppe in un ultimo slancio di musica. La bianca Luna lo ascoltò, e dimenticò l’alba, ed esitò nel cielo. La rosa rossa lo udì, e fremé tutta d’estasi, e aprì i suoi petali alla fredda aria del mattino. L’eco e il ripetè nel suo antro color porpora sui colli, e risvegliò dai loro sogni i pastori dormienti. Ondeggiò fra i giunchi del fiume, ed essi portarono il suo messaggio al mare.
- Guarda! Guarda! – gridò il Rosario – la rosa è perfetta, ora!
Ma l’Usignolo non rispose, perché stava steso morto nell’erba alta, con la spina nel cuore. A mezzogiorno lo Studente aprì la finestra e guardo fuori.
- Che sbalorditivo colpo di fortuna! – disse con enfasi. – Una rosa rossa! Non ho mai visto una rosa come questa in tutta la mia vita. È così bella che senza dubbio avrà un lungo nome latino – si sporse, e la colse.
Poi si mise il cappello, e corse a casa del Professore con la rosa in mano. La figlia del Professore sedeva in veranda, aggomitolando della seta azzurra su un arcolaio, e il suo cagnolino le stava disteso ai piedi.
- Avevate promesso di ballare con me se vi avessi portato una rosa rossa – urlò lo Studente – ecco la rosa più rossa di tutto il mondo. La porterete stasera sul cuore e mentre danzeremo insieme vi dichiarerà quando vi amo.
Ma la ragazza corrugò la fronte.
- Temo che non sia adattata al mio vestito – rispose – e poi, il nipote del Ciambellano mi ha mandato in dono dei gioielli veri, e tutti sanno che i gioielli valgono più dei fiori.
- In fede mia, siete davvero un’ingrata! – disse lo Studente in un impeto d’ira; e gettò la rosa giù nella strada, ed essa cadde in un rivoletto, e la ruota di un carro vi passò sopra.
- Ingrata io? – ripetè la ragazza. – Ebbene, voi sapete che cosa siete? Un grande screanzato, in fondo, né più né meno che un semplice Studente. E non credo neppure che abbiate delle fibbie d’argento sulle scarpe come il nipote del Ciambellano.
E s’alzò dalla sedia ed entrò in casa.
- Che balordaggine è l’Amore! – disse lo Studente andandosene. – Non è utile neppure la metà della Logica, perché non esprime nulla, promette sempre cose che non si concretizzano e fa credere in cose che non sono vere. In effetti, non è per niente pratico, e siccome nel tempo in cui viviamo la praticità è tutto, tornerò alla Filosofia e studierò la Metafisica.
Così si chiuse dentro nella sua stanza, prese lo dallo scaffale un vecchio libro polveroso, e si mise a leggere.


Oscar Wilde

Un libro per bambini??? ...Un libro per gli adulti...

 
 
Un estratto da ''Il piccolo principe''  
 
 
 In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino…"
"Sono la volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!
Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
" Su un altro pianeta?"
" Sì"
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
" La mia vita è monotona.  Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita, sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore …..addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano". 
soggiunse:
" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse.
" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa" E ritornò dalla volpe.
" Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

E attendiamo...

                                                                                                               



'' Attendi il dì seguente per  sfogare ... la collera che il cor ti fa avvampare...''




Non è un aforisma famoso e,  se lo è , non saprei a chi attribuirlo.
Per la serie : trarre insegnamenti dalle fiabe.... Non ricordo quale sia la fiaba, ma credo si chiamasse ''Rosa di Sole'', comunque sia,  il primo dì è trascorso, anche il secondo ed il terzo... la pazienza ha un limite!

''.. Lei si dipinge il viso per nascondere il viso...''

[....]   Un'esistenza sbagliata non poteva trasformare chiunque in un essere perverso?Mi tornò di colpo in mente un fatto accaduto tanto tempo prima a Yoroido : un ragazzo mi aveva spinto in un cespuglio di rovi accanto allo stagno e, quando finalmente ero riuscita a venirne fuori, ero così folle di rabbia da spezzare il legno con i denti. Se pochi minuti di sofferenza erano riusciti a farmi infuriare tanto, che cosa avrebbero potuto suscitare anni di dolore? 
Anche un sasso viene consumato da una pioggia troppo forte.[...]


[...]Da quella esperienza imparai quanto fosse pericoloso focalizzare la propria attenzione soltanto su ciò che non c'è. E se fossi arrivata al termine della mia vita e mi fossi resa conto che avevo passato ogni giorno ad aspettare un uomo che non sarebbe mai venuto da me? Quale insopportabile strazio sarebbe stato rendermi conto che non avevo mai realmente gustato le cose che avevo mangiato o ammirato i luoghi che avevo visto perché nella mia mente non c'era posto per altro che non fosse il Presidente, anche se la vita mi stava sfuggendo di mano. Eppure, se avessi cercato di togliermelo dalla testa, che vita sarebbe stata la mia? Sarei stata come una danzatrice che prova fin dall'infanzia uno spettacolo che non verrà mai messo in scena.   [...]

Citazioni tratte da :
“Memorie di una Geisha''   scritto da  Arthur Golden .    

A chi non ha letto il libro consiglio vivamente di leggerlo...A chi ha letto il libro...sconsiglio vivamente di  guardare il film...e se posso aggiungere, anche a chi non ha letto il libro..consiglio di impiegare quelle 2 ore ed oltre...in un qualsiasi modo, che sarà sicuramente più interessante... 
Questa ovviamente è la mia opinione, alquanto opinabile.. Ma in questo film , nonostante la durata eccessiva, vengono tralasciati dei pezzi di storia  che fanno  la bellezza del libro ed essenziali per comprendere al pieno i personaggi e la loro psicologia . Inoltre nel film c'è  uno scambio di ruoli tra i due personaggi principali maschili..con un errore di fondo anche nelle caratteristiche  fisiche di  uno di loro. L'errore è notevole, anche perché alla fisionomia di uno di questi personaggi è legato tutto il suo essere, il suo vissuto...                                      
Leggilo on-line qui:       


La leggenda del pianista sull'oceano

Perché perché perché perché perché... Ho l'impressione che sulla terra sprechiate troppo tempo a chiedervi troppi perché. Di inverno non vedete l'ora che arrivi l'estate. Di estate avete paura che torni l'inverno. Per questo non vi stancate mai di rincorrere il posto dove non siete: dove è sempre estate. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)

Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine...
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello, su quella scaletta... e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò, Max
È quello che non vidi.
Puoi capirlo? Quello che non vidi... In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine.
C'era tutto.
Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
Questo a me piace. In questo posso vivere.
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita.
Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche soltanto le strade, ce n'erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna.
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n'è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla...

Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra... è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave.
Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, io non esisto nemmeno. 

(Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)

Da '' La solitudine dei numeri primi ''

'' I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri.

.....tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero.''

Paolo Giordano

William Shakespeare : Dopo un pò di tempo imparerai....

"....Dopo un po' di tempo imparerai la differenza fra dare una mano ed incatenare un cuore...
Ed imparerai che amare non significa appoggiarsi, e che stare insieme non significa sicurezza... 
Imparerai che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse  Imparerai ad accettare i tuoi fallimenti a testa alta e con lo sguardo in avanti ...con la grazia di un adulto e non con la tristezza d'un bambino...
Ed imparerai a costruire oggi il tuo sentiero, perché il terreno di domani è incerto, ed il futuro ha la cattiva abitudine di cadere nel vuoto... Dopo un po' di tempo imparerai che il sole brucia se ti esponi troppo....

Accetterai che le buone persone possono ferirti qualche volta e che avranno bisogno del tuo perdono...
Imparerai che parlare può alleggerire i dolori dell'anima... Scoprirai che ci vogliono anni per costruire la fiducia ed appena qualche secondo per distruggerla e che potresti fare cose di cui ti pentirai il resto della tua vita... Imparerai che le vere amicizie continuano a crescere nonostante le distanze...
E che non importa quello che hai nella vita... ma chi hai nella vita...e che i buoni amici sono la "famiglia" che ci è permesso di scegliere ... Imparerai che non dobbiamo cambiare amici ma essere disposti ad accettare che gli amici possano cambiare....
Ti renderai conto che puoi passare buoni momenti con i tuoi amici facendo tutto... o niente ...solo per il piacere della loro compagnìa
Scoprirai che spesso passi meno tempo di quello che vorresti con le persone che ami, per quello devi lasciarle sempre con parole affettuose... perché non sai mai quando li rivedrai ...
Imparerai che le circostanze e l'ambiente cI influenzano, ma noi siamo gli unici responsabili di quel che facciamo... 

Ed imparerai che non devi per forza confrontarti con gli altri...ma col tuo meglio...
Scoprirai che si perde tanto tempo per arrivare ad essere ciò che vuoi essere, e che il tempo è breve ...
Imparerai che non è importante dove sei arrivato, bensì dove stai andando, qualsiasi luogo esso sia ...
Imparerai che se non avrai il controllo della tua vita, altri lo avranno e che essere flessibile non significa essere debole o non avere una personalità, perché non importa quanto delicata o fragile sia una situazione ... esistono sempre due strade ...Imparerai che gli eroi, sono le persone che hanno fatto quel che era necessario fare, senza aver paura delle conseguenze ... Imparerai che la pazienza ha bisogno di molta pratica ...
Scoprirai che alcune volte, la persona che aspetti ti dia un calcio quando cadi ... sarà una delle poche che ti aiuta a rialzarti ...
Imparerai che maturare non c'entra nulla con l'età, ma ha a che fare con quello che hai imparato dalle tue esperienze ... Imparerai che i tuoi genitori fanno parte di te, più di quello che pensi ...
Imparerai che non si deve mai dire a nessuno che i suoi sogni sono stupidi, e che sarebbe una tragedia se lo credesse, perché il suo futuro sarà senza speranza ...
Imparerai che quando sei in collera hai il diritto di esserlo, ma non hai il diritto di essere crudele ...
Imparerai che ci sono persone che ci amano, ma che non sanno dirlo ... Imparerai che non sempre ti basta essere perdonato ... ma qualche volta dovrai imparare a perdonarti ...
Imparerai che con la stessa severità con la quale giudichi anche tu un giorno sarai giudicato...
Imparerai che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è rotto, il mondo non si ferma perché tu possa ripararlo... Imparerai che il tempo non può tornare indietro e quindi devi seminare il tuo giardino ed abbellire la tua anima oggi senza aspettare che qualcuno colori il tuo tempo ...
 
Allora capirai che puoi resistere a tutto ... che sei forte e che puoi arrivare molto più lontano di quello che pensavi quando credevi di non farcela ...
E che nella vita non devi farti guidare dalla paura di perdere quello che avrai conquistato ...ma devi solo avere il coraggio d'affrontarla ...

The Godfather trilogy

Ho rivisto la trilogia de ''Il Padrino'' , bellissimo film, davvero fatto bene, sembra di essere li ...
Il mio preferito è ''Il padrino-parte seconda'', perchè in questo secondo film il regista fa conoscere agli spettatori la storia di Vito. Ogni volta che rivedo questi film rimango colpita dall'intensità delle parole della canzone della colonna sonora. Anthony la canta nel terzo film, negli altri si riconoscono solo le note inconfondibili del tema principale. E' bellissima e deve essere ascoltata e compresa...in siciliano... in italiano non rende lo stesso effetto....comunque posto entrambe le versioni, ho qualche dubbio sul titolo ma credo si chiami:


Brucia la terra - Godfather Theme (Anthony's song)


Brucia la luna n'cielu
E ju bruciu d'amuri
Focu ca si consuma
Comu lu me cori

L'anima chianci

Addulurata

Nun si da paci

Ma cchi mala nuttata

Lu tempu passa

Ma non agghiorna
Non c'e mai suli
S'idda nun torna

Brucia la terra mia

E abbrucia lu me cori
Cchi siti d'acqua idda
E ju siti d'amuri.....



A cu la cantu

La me canzuni

Si nun c'e nuddu

Ca s' affaccia
A lu barcuni

Brucia la luna n'cielu

E ju bruciu d'amuri
Focu ca si consuma
Comu lu me cori

Fonte: http://www.seeklyrics.com/lyrics/Godfath…

In italiano....

Brucia la luna in cielo
ed io brucio d'amore
Fuoco che si consuma
come il mio cuore

L'anima piange
addolorata
non si da pace
ma che brutta nottata

Il tempo passa
ma non si fa giorno
non c'è mai sole
se lei non torna

Brucia la terra mia
e brucia il mio cuore
Ha sete d'acqua lei
ed io ho sete d'amore

A chi la canto
la mia canzone

Se non c'è nessuno
che si affaccia
al balcone

Brucia la luna in cielo
ed io brucio d'amore
fuoco che si consuma
come il mio cuore....

na na na..na na............. na na na na...na na........na......................................